650 esimo anniversario della stigmatizzazione di S. Caterina da Siena, 1 aprile 1375 - 2025
Perché Caterina si trovava a Pisa? chi si accorse delle stimmate? E perché le stimmate di Caterina differivano dalle piaghe sanguinanti di altri santi?
La fonte principale da cui attingiamo notizie sulle stimmate di santa Caterina è la «Legenda maior» del suo confessore, il beato Raimondo da Capua.
Perché Caterina si trovava, in quel periodo a Pisa?
«Nella primavera del 1375 Caterina si trovava a Pisa, perché invitata da Pietro Gambacorta, signore della città. A Pisa Caterina avrebbe voluto promuovere la crociata contro gli infedeli, ma i risultati della sua “missione” furono modesti. Caterina lasciò, comunque, un segno profondo in città: ispirandosi al suo insegnamento, nel 1385 alcune nobildonne avrebbero fondato a Pisa il primo monastero femminile dell’Osservanza domenicana e la città toscana sarebbe diventata un focolaio importante della riforma dell’ordine».
Come fu accolta?
«Le pie signore dei Gambacorta la veneravano come una santa. Altri, invece, l’accusavano di vanità personale, di muoversi su un crinale pericoloso. Caterina accettava le critiche con grande umiltà».
Ci sono altre fonti che ricostruiscono questa storia?
«Sulle stimmate di Caterina esistono testimonianze precedenti alla Legenda maior. Due anni dopo la morte della santa, il primo a parlarne pubblicamente in una predica fu William Fleete, un agostiniano inglese trasferitosi nell’eremo del Lecceto. Era un uomo dotto e assai stimato per la sua austera condotta di vita e impegnato nella riforma della Chiesa. Dopo la pubblicazione - nel 1396 - della Legenda maior di Raimondo da Capua, anche altri scrissero delle stimmate. Come fra Tommaso da Siena, il Caffarini, autore di un significativo libello, scritto con lo scopo di favorire la canonizzazione di Caterina, ma anche di difendere l’autenticità del miracolo delle stimmate. Un miracolo messo in dubbio, anche se a quel tempo non ancora in maniera esplicita: la violenta disputa con i francescani sulle stimmate sarebbe infatti scoppiata decenni più tardi, nel 1461, proprio lo stesso giorno in cui Caterina venne elevata all’onore degli altari».
Le stimmate ricevute dalla domenicana furono invisibili per tutta la vita: solo in morte si sarebbero visti i cinque fori...
«Caterina racconta al confessore di aver visto scendere dal Crocefisso di S. Cristina cinque raggi rosso sangue che si dirigevano verso le sue mani, i piedi e il cuore. Fu in quel momento che, consapevole del miracolo, chiese a Dio che le cicatrici sul corpo non apparissero all’esterno. Non voleva infatti essere venerata come “una santa viva”. Il Signore ascoltò la sua richiesta e i cinque raggi da rosso sangue divennero chiari come la luce e sotto forma di pura luce arrivarono alle cinque parti del suo corpo. Tuttavia, nonostante le stimmate fossero invisibili, non erano simboliche, metaforiche. Raimondo parla infatti di dolori acutissimi, vivi, concreti e fisicamente conoscibili. Risposta di Dio a una richiesta precisa della santa: quella di sperimentare, nel cuore, ma anche nel corpo, i dolori di Cristo».
Quale significato dobbiamo attribuire a questo episodio? La stigmatizzazione è un’ulteriore prova della santità di santa Caterina da Siena?
«Secondo il suo agiografo, le stimmate di Caterina era dei signa confirmationis, quasi un sigillo soprannaturale apposto da Dio sul suo corpo – vera e propria unzione carismatica (unctio) - della sua missione storica. Erano il segno che Egli approvava la sua vita apostolica, benché fosse una donna e la sua condotta andasse oltre le convenzioni sociali ed ecclesiastiche del tempo. Non solo: con le stimmate il Signore stesso le trasmetteva anche la forza e la potenza necessarie per poter compiere la missione».
«Nel 1630 papa Urbano VIII autorizzò l’inserimento del racconto della stimmatizzazione nell’ufficio liturgico della festa di santa Caterina da Siena. Con questo provvedimento il Barberini abrogava i decreti del suo predecessore Sisto IV, che nel 1472 aveva proibito le raffigurazioni della mantellata domenicana con le stimmate. Era questa la prima volta che un pontefice interveniva ex cathedra per regolamentare la produzione delle immagini, e tuttavia le bolle sistine non furono sufficienti a chiudere una controversia che già da tempo divideva i due principali ordini Mendicanti. Al contrario, il provvedimento papale alimentò un vigoroso dibattito teologico e una libellistica fiorente, mentre, nel corso del Cinquecento, le raffigurazioni di Caterina stigmmatizzata si moltiplicarono, così che l’eroina domenicana divenne involontaria protagonista di numerosi episodi di iconoclastia intra-cattolica su scala europea. Attenzione, però: non si può liquidare la sostanza del conflitto come l’ennesima espressione della rivalità tra due potenti ordini religiosi. Esso chiamava direttamente in causa un tema di vitale importanza: lo statuto delle immagini e dell’arte sacra. Con la sua decisione, Urbano VIII chiudeva finalmente una disputa che si trascinava ormai da un secolo e mezzo. Nella città natale della santa la notizia venne accolta con cerimonie trionfali, quasi una seconda canonizzazione. In occasione dei festeggiamenti Rutilio Manetti allestì un magnifico stendardo, tuttora conservato a Siena, nella cappella attigua all’Oratorio della cucina, dove si trovava la casa di Caterina, nel rione Fontebranda».
fr. Antonio Cocolicchio o.p., Padre provinciale e rettore della nostra chiesa
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